|
28.02.2006
Pietra che rotola non raccoglie muschio
Lo dicevano spesso gli indiani Cheyenne, ed il senso è facilmente intuibile. Io, che di indiano ho ben poco, continuo a ripetermelo, quando mi ritrovo in debito di ossigeno o di stimoli (e ultimamente succede troppo spesso per i miei gusti): Mai fermarsi, nè con le gambe, nè con i pensieri, e saper modificare i propri percorsi così come le proprie idee; fuggire la pigrizia (fisica e mentale) e sapersi adattare ai cambiamenti, pittuosto che lasciarsi sorprendere.
Gli Cheyenne non sapevano quanto lontano li avrebbero portati le loro gambe, quanto lungo il loro esodo sarebbe stato mentre gli uomini bianchi si uccidevano alle loro spalle per conquistare ciascuno un pezzo di quella terra, "il far west". Per i nativi quelle praterie rappresentavano le radici, la vita...Ora la loro casa è una riserva piccola piccola, e gli Cheyenne sono tra i più fortunati, perchè, a differenza di altre tribù, non hanno una decina di casinò e di super-alberghi che sorgono al centro del loro territorio.Il loro spirito così fiero è morto lì, nelle cittadine di avamposto dove l'uomo bianco li attirava con il mito del gioco d'azzardo e dell'alcool, o nelle grandi città come New York, i cui grandi grattacieli (le povere Twin Towers comprese) vennero costruiti con la manodopera a bassisimo costo dei figli di Geronimo, che potevano lavorare anche a 400 metri di altezza senza soffrire di vertigini; dote, questa, assai apprezzata dai costruttori... Il loro spirito è morto quando hanno rinunciato alla loro identità, quando hanno abbandonato archi e frecce per i fucili winchester sottratti, o comprati, dai nemici, illudendosi che i "bastoni tonanti" sarebbero bastati per ricacciare i pionieri.La loro toccante dignità, la loro indole guerriera, è morta, manco a dirlo, quando non avavevano più niente per cui combattere, e nonostante questo concetto mi sia chiaro da molto tempo, non riesco ancora a metabolizzarlo come vorrei, sarà forse che non sono un pellerossa?
|