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The Hell Blues
Ora vi racconto la mia vita... RONF... RONF...

11.01.2007

Amarcord

- Stiamo sbagliando tutto, lo sai?
Non si gir� a guardarla. Lo sapeva
-Tutto cosa?
-Tutto
Lui accese una sigaretta
- Non mi avevi detto di aver ricominciato
- Tu non mi avevi detto molte altre cose
- Lo sai bene che non potevo
La sera si faceva sempre pi� fredda, e quel terrazzo dei Parioli al quarto piano era un monumento alla teoria della relativit�: a lui sembrava piccolo e angusto, guardava l�orizzonte come se stesse cercando di comprenderlo, mentre lei, sulla soglia della finestra, aveva l�impressione che quel balcone di pochi metri quadrati fosse un deserto arido e sterminato, e quella ringhiera i confini stessi del mondo�il suo amante non le era mai sembrato cos� lontano.
Nonostante i sensi di colpa la divorassero, trov� il modo di essere arrogante e aggressiva, come al solito:
-Allora cosa hai intenzione di fare? Vuoi parlare o startene l� impalato tutto il tempo?
-Non lo so.
-Come non lo sai?
-Le scelte non sono mai state il mio forte, lo sappiamo entrambi
poi aggiunse, voltandosi per la prima volta
sei molto meglio tu a scegliere, non � vero?
Si sent� gelare il sangue, e si strinse nello scialle, cercando di nascondere il suo imbarazzo.
-Se ho corso il rischio di venire qui, vuol dire che non ho ancora preso una decisione, non credi?
-Sei venuta solo perch� ti ho chiamato. Non ti saresti mai mossa di tua iniziativa
Era vero, maledetto orgoglio�
-Sta di fatto che sono qui, e non ho ancora capito perch� hai chiesto di vedermi.
Lui le volt� nuovamente le spalle
-Per dirti una cosa importante
-Cosa?
-Stasera me ne vado
-Te ne vai? E dove?
-Non credo abbia importanza
Odiava quel suo modo di fare, da anacronistico divo del cinema, con la sigaretta in bocca e la battuta pronta. Ma era una delle cose che rendeva la loro storia clandestina straordinariamente simile ad un sogno, e anche questa volta si sorprese ad assecondarlo
-Non dovrebbe?
-No, non dovrebbe, visto che non torner� pi�
D�un tratto si fece seria anche lei
-Cosa vuoi dire, scusami? Hai intenzione di andartene e lasciare tutto?
-Io non ho niente qui, a parte il lavoro. Sei tu quella con la famiglia, ricordi?
-Non essere ridicolo, ma cosa ti sei messo in testa? Guarda che se questo � un altro dei tuoi giochetti�
-No, tranquilla, non lo �..
Rispose sorridendo
-Vado via sul serio, tesoro, e non c�� niente che tu possa fare per impedirmelo
Lei scoppi� in lacrime, non le succedeva da tempo
-Ma tu�tu non puoi lasciarmi cos�ti prego�non te ne andare�
-Mi dispiace, ma non posso e non voglio cambiare idea
Le lacrime si fermarono per un attimo, poi riprese a singhiozzare
-Non � colpa mia, vero? Non te ne vai per causa mia? Ti prego dimmi che non � cos�
-Vorrei poterlo fare�ma in realt� � proprio cos�
-Vengo con te!
-Non se ne parla, questo � un addio
-Almeno per un po�, dai�lo dicevamo sempre: �Dobbiamo farci un viaggio, io e te�, forse potrebbe aggiustare le cose, amore mio.
Fece finta di non sentire quelle ultime due parole. Raramente lo aveva chiamato cos�, e sempre in momenti drammatici.
-Non � possibile
-Ma perch�???
Lui sapeva bene che quella risposta cinematografica la avrebbe irritata, ma lo disse ugualmente
-Dove sto andando, tu non puoi seguirmi
Come da copione, divenne rossa di rabbia
-E allora vai, vattene subito, e non tornare pi�� questo che vuoi? Fallo e basta, senza tutta questa scenata!!! Salutami e sparisci
-Ti ho gi� salutato
-Vaffanculo!!!
Lui rimase immobile, mentre lei usciva di casa piangendo e sbattendo la porta. Poi riprese a fissare l�orizzonte�ci era riuscito: quei pochi istanti di disperazione e lacrime gli erano bastati per vendicarsi di tutto quello che lei era stata capace, pi� o meno intenzionalmente, di fargli soffrire.
Adesso poteva veramente andarsene serenamente. Guard� gi� dal balcone: pens� che era un bel salto e si convinse che non avrebbe sentito dolore, anzi, con un po� di fortuna, si disse, gli sarebbe scoppiato il cuore prima di arrivare a terra. Aveva gi� chiuso gli occhi e stava prendendo fiato, quando sent� un forte bruciore tra le dita, e si accorse che la sigaretta si era consumata quasi fino al filtro, provocandogli una bruciatura. La raccolse, poi si gir� verso la finestra: lei non c�era, e non c�era mai stata; non era mai venuta quel giorno, e da tempo ormai aveva stroncato ogni speranza di una loro relazione. �Nella mia vita non c�� posto per te�, o qualcosa di simile, gli disse�e oggi la sua fantasia, almeno quella, si era vendicata, lasciando il carnefice a piangere sulla finestra, e lui, la vittima, a decidere sul cornicione se farlo o no, quel salto.
Riprese a pensare lucidamente, aveva bisogno di fumare, e non poteva fare a meno di pensare che avrebbe dovuto, di nuovo, smettere. Lesse la scritta, simile ad un necrologio, sul pacchetto: �Il fumo uccide�. Sorrise, non aveva tutto quel tempo�Si affacci� di nuovo al cornicione e si concesse il tempo di un'altra sigaretta per pensare.

In un verso o in un altro, sapeva che sarebbe stata l�ultima.

scritto da Giordano alle ore 11:54:22
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23.12.2006

Antivigilia

Si torna a postare dopo un periodo di assenza abbastanza lungo. Sono stato lontano dal blog per vari motivi: Gli esami in itinere, il cortometraggio in itinere, il lavoro in itinere...per poi accorgermi che la mia vita è tutta, costantemente in itinere, piena di traguradi ancora da raggiungere (detto fra noi, spero che sarà sempre così), alcuni più impegnativi, altri meno, ma tutti abbordabili, e conto di abbordarli quanto prima...

Questo è l'augurio che mi faccio e che faccio a tutti: che il nuovo anno possa darvi non quello che desiderate, ma quello di cui, più o meno consapevolmente, avete bisogno. E anche il post natalizio è andato

Buon fottuto Natale a tutti.


scritto da Giordano alle ore 12:31:50
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07.12.2006

Made in Italy

 Martedì sera mi è capitato di vedere la partita di Champions League allo stadio, grazie ad una persona che vedo di rado ma sempre con grande piacere (e in questo caso, visto che si è presentato con due biglietti per la tribuna Monte Mario, il piacere è stato senzaltro maggiore). Nellora che ha preceduto il fischio dinizio, e in quella seguente il fischio finale, insomma nellintervallo di tempo in cui le nostre menti non erano integralmente rapite da quel tediosissimo match, abbiamo conversato di vari argomenti, ma uno in particolare mi ha colpito. Per motivi di lavoro il mio amico Oleg (il nome è di fantasia, come nelle cronache nere), fa parte di una commissione che si occupa di salvaguardare il patrimonio linguistico. Non ho ben capito in che misura e con quali compiti lui sia coinvolto, né, a tratti, cosa faccia esattamente questa commissione per perseguire il suo scopo, scopo che, comunque, non mi è ancora del tutto chiaro. Ad essere onesti, la mia comprensione si ferma a pochi punti essenziali, dei quali però ho piacere di rendervi partecipi: La commissione cerca di proteggere la lingua italiana, e la sua tradizione, dalle distorsioni cui è soggetta a causa di alcuni neologismi (coniati forse con troppa fretta e/o superficialità) e dei termini presi in prestito da altre lingue (linglese soprattutto) che entrano continuamente a far parte del nostro lessico quotidiano, anche laddove si prestassero facilmente ad essere tradotti. Alcuni esempi? Beh, per cominciare quasi tutti i vocaboli che riguardano linformaticaComputer, hard disk , scanner etc..(magari ci sentiremmo stupidi a dire: Calcolatore, Disco Rigido, Scansionatore ma in fondo il loro significato è proprio quello, e con un piccolo sforzo di ironia persino il Mouse potrebbe semplicemente essere un simpatico Topo). Ma non solo, li ritroviamo nello sport: il calcio con i suoi corner e gli offside, la pallacanestro con il Pivot, il Tennis (troppo snob per trovarsi un nome in Italiano o in qualsiasi altra lingua) pieno di Game-Set-Match,una menzione donore alla Pallavolo, che ha coniato termini a volte bizzarri (Martello, Opposto, Alzatore) ma ha tradotto quasi tutte le espressioni originali: il Bagher è rimasto tale e quale, ma chiamarlo cucchiaio (il suo significato in Ceco) sarebbe stato davvero TROPPO bizzarro, più o meno come Totti che dicesse: Mo je faccio er bagher. Nella politica e nelleconomia ci si può sbizzarrire, anche se va detto che alcuni concetti sono davvero difficili da esprimere in italiano: La Joint-venture, o LInsider trading richiedono non due parole, ma almeno una frase per essere spiegati in maniera anche solo approssimativa, la Devolution, invece, non saprebbe spiegarla neanche il genio che lha partorita. Daltronde, il fatto che anche parole italianissime come Aggiotaggio non siano di comprensione proprio immediata, mi fa pensare che né leconomia, ne la politica abbiano troppa voglia di condividere i propri affari con i comuni mortali I termini tecnici, si sa, sono duri a morire, o meglio ad essere tradotti, ma anche le parole di uso quotidiano non scherzano affatto. Ecco che il fine settimana viene rimpiazzato dal Week-end, magari partendo in businnes class con un last minute prenotato on line (vi ho fregato eh? Attenti al jet-lag o addio relax), oppure il Freezer, che ha mandato in pensione il Congelatore di mia Madre e (qui direi per fortuna) Il Friggitè di mia Nonna (distorsione dallinglese frigid air che si poteva leggere sulle etichette dei primi apparecchi importati). Piangiamo sulle lapidi dei nostri Locali divenuti Pub, dei nostri vestiti che non sono più di moda, ma fashion, e dei miei vestiti che ci hanno guadagnato, perché prima erano quelli smessi de mi zio, adesso invece sono vintage, che nun so manco che vor dì, però voi mette? . Una volta si andava in riunione, oggi: Facciamo un briefing? Che!!? No grazie, ho già fatto colazione. Piangiamo perché la tendenza può diventare pericolosa, e lo si evince dal fatto che anche nel coniare nuovi vocaboli, si fa copia-incolla dal forestiero senza sforzarsi di trovare un corrispettivo italiano E il caso dell Outlet, Del Talk o Reality show (che potremmo chiamare direttamente Puttanaio, dalla stessa radice di Soubrette, la quale, però, usufruisce del diminutivo -ella), del Bed and Breakfast, del call-center, delle extension (questa veramente mi sforzo e mi arrovello, ma non la capisco, donnenon riesco a trovare un solo motivo per il quale non possano essere chiamate estensioni.non sussiste neanche una convenienza significativa in termini di sillabe), del Made in Italy, che detto così sembra un controsenso, degli stage, del decoder, dellabbonamento flat, delloverbooking (letteralmente truffa legalizzata) dello Spinning, dello Step, e di quasi tutto quello che si fa in palestra E anche io, ogni volta che scrivo un POST in questo BLOG, sono complice dellinfernale circolo vizioso che può portare alla perdita dellidentità linguistica nazionale, ossia proprio quello che sta succedendo in Danimarca, dove (se non ho frainteso le parole di Oleg) i giovani cominciano a parlare una lingua ibrida tra il danese e linglese. (E fa riflettere che i media scandinavi la chiamino Danglish non Danglesk, come vorrebbe la grammatica da quelle parti) Tra le altre cose, la commissione si occupa di favorire lo sviluppo dellEsperanto, una lingua universale che, se inserita nei programmi scolastici primari, potrebbe sostituire in breve linglese nel suo ruolo di lingua globale grazie alla sua maggiore immediatezza e semplicità, nel rispetto indiscriminato di tutte le lingue. Bastano infatti pochi anni per padroneggiare lesperanto alla prefezione e parlare di qualsiasi argomento (dalle mele cotte alla meccanica quantistica) in maniera fluente e disinvolta, mentre molti di noi, sebbene abbiano studiato inglese alle elementari, alle medie, al liceo, alluniverstià e lo abbiano parlato spesso in viaggio, non sarebbero in grado sostenere una conversazione alla pari con un madrelingua. Gli inglesi e gli americani, come molti potranno intuire, non lhanno presa granchè bene Il fatto è che, al di là dei buoni propositi, cambiare il mondo è davvero roba tosta Ecco perché adesso darò un doppio contributo: Non vi POSTERO UN LINK, bensì Inserirò un collegamento, e non sarà uno qualsiasi, sarà il collegamento al sito ufficiale della Federazione Esperantista Italiana. Abbiamo preso in giro i nostri genitori per anni, per la loro ignoranza della lingua inglese e lincapacità di pronunciare correttamente parole come Walkman, Software, Starsky e Hutch: dobbiamo entrare nellottica che lesperanto potrebbe realmente diventare una lingua globale, che tutti studiano alle elementarigli ignoranti fra 30 anni saremo noi, e i nostri figli, saranno ben lieti di poter vendicare i nonni Lesperanto ci prova dal 1887, ma senza troppa fortuna (lultima volta che se ne è parlato in termini programmatici è stato nel 1996, col manifesto di Praga), quindi leventualità di cui sopra, purtroppo, è abbastanza remota, ma se qualcuno volesse scongiurarla a priori, ecco qua

www.esperanto.it


scritto da Giordano alle ore 18:56:24
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01.12.2006

Il mio nemico non ha divisa

Il mio più grande avversario? Il mio incubo ricorrente? Il principale ostacolo che mi separa dalla vita che vorrei? Me stesso, al momento. Sono più pericoloso del Polonio 210a proposito, ora sembra che lo stiano trovando ovunquealla stazione di Londra, in una chiesa a Francoforte, in un parco a Parigie non sembra, è proprio così: il P210 è un isotopo che si forma negli anni dal decadimento dellUranio 240, elemento assai abbondante in natura (soprattutto nelle rocce e nei materiali da costruzione tradizionali) quindi niente di cui sorprendersi se è dappertutto, ma si sa, un po di allarmismo fa sempre comodo Non è un isotopo esageratamente radioattivo né particolarmente instabile, ma molto tossico se riesce ad entrare nellorganismo, (e il povero Sasha lo ha scoperto a sue spese) un po come il piombo, che infatti è proprio ciò che diventa il P210 quando decade a sua volta; quindi, se lo incontrate, non mangiatelo né spalmatelo sulle ferite, e non vi succederà nulla, ok?
Più dannosi per la mia salute, alloggi, risultano i cali di concentrazione e le amnesie cui vado soggetto, qualche volta. Ho degli obbiettivi ben definiti, tutti i mezzi per raggiungerli ma anche un gusto raffinatissimo per complicarmi la vita. Quando la smetterò? Mi sembro Mazinga, o Jeeg Robot, o qualsiasi altro ammasso ferroso di Nipponica fattezzavi ricordate i combattimenti contro i mostri? Passavano una vita a sferrargli contro tonnellate di armi idiote (pugni rotanti, schicchere fotoniche, piedi volanti, bombe a mano mortaretti e tric-trac) che puntualmente facevano un baffo allirriverente robbottazzo alieno. Poi, dopo questo immenso spreco di metallo e di energie, arriva larma definitiva: il buon Vultus 5 si ricorda di avere in tasca una spada troppo cazzuta, ci pensa su un attimo, la tira su e affetta il cattivo come fosse una bresaola della Valtellina. Dico io: invece di perdere tempo , appena la bestia zompa fuori, sguaina questa cacchio di lama SUBITO, invece di ricamarci intorno, che tanto poi lo sappiamo che gira gira vai sempre a parare lìsullo spadone.
Il mio mostro è davanti a me..dietro lo specchioe da troppo tempo cerco di irretirlo con armi sterili e difettose.bastaadesso esco e urlo: ALABARDA SPAZIALEEE!!!!

scritto da Giordano alle ore 11:51:25
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24.11.2006

Applicazioni di Fisica

Il secondo principio della termodinamica ci dice che un corpo freddo non cede calore spontaneamente ad uno più caldo, mentre il contrario avviene con disarmante naturalezza, motivo per cui d'inverno ci pisciamo sotto dal freddo e in estate schiattiamo di caldo. La legge di gravitazione universale, indirettamente, ci dice che sollevare un oggetto pesante e metterlo a posto, comporterà molto più sforzo che scaraventarlo giù da una montagna.
Dalla dinamica dei fluidi evinciamo che le masse d'aria si spostano dalle zone a pressione maggiore verso quelle a pressione minore, con una sola eccezione: il fumo di sigaretta...quando emettete fumo dalla vostra bocca questo si sposterà, rapidamente e con decisione, verso il più rompicoglioni tra i non fumatori nelle vicinanze.
L'inerzia è, a grandi linee, una proprietà intrinseca della massa, che, fra le altre cose, tende a far rimanere i corpi nel loro stato di quiete finchè una forza non interviene a turbare questo stato. Maggiori sono le proprietà inerziali del corpo, maggiore è la forza necessaria a muoverlo...la capacità inerziale del mio corpo alle 7 e mezza di mattina tende pericolosamente ad infinito...
Cosa dire poi delle leggi sulla conservazione dell'energia? Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma....eccezion fatta per quel vigile urbano che, nell' intervallo di tempo di un caffè al bar,  compare dal nulla, ti fa una multa per divieto di sosta e si dissolve nell'aria (che si sia trasformato egli stesso nella multa?).
 
Più in generale, la fisica ci insegna che le cose più semplici, o quelle più comode, non avvengono mai in maniera spontanea, ma bisogna sempre compiere un lavoro per farle succedere. E' una scienza cinica, impietosa, a volte sadica...e io la amo da impazzire.

scritto da Giordano alle ore 10:47:02
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23.11.2006

Figli della Playstation

Ci risiamo: ogni volta che salta fuori un episodio di violenza, o di degrado, che ha per protagonisti gli adolescenti, scatta puntuale la caccia alle streghe. Ed io, altrettanto puntualmente, mi incazzo. Sì, perchè sono stanco di leggere certe cose e sono allarmato dalla brutta piega che stanno prendendo gli eventi; stamattina il messaggero titolava in prima pagina: "Ragazzi violenti? Colpa dei videogiochi - L'eccessiva cruenza e l'estremo realismo dei videogames potrebbero spingere i ragazzi a compiere atti violenti" ...BUM...sfondato il muro del suono. A parte che mi fanno ridere quelli che hanno scoperto il bullismo l'altro ieri guardando il video su Google...mi sembrano il mago merlino della Lavazza, tutti fieri di aver inventato la patata lessa, ma dico io: ma dove siete cresciuti, nella casa-biscotto di Hansel e Gretel? come siete arrivati a 40-50-60 anni? coi bollini della GS? Notizia bomba per voi: I bulli, così come i violenti, i cretini e gli intolleranti, esistono, e resistono, da lunga pezza, e tutta questa frenesia di trovare un colpevole nella televisione, in internet, o adesso nei videogiochi, mi sembra soltanto la disperata fuga da una realtà indigesta: Non ci sono più genitori in grado di educare i figli.

Non dico che TV, internet e videogiochi siano mezzi educativi e adeguati, ma se un ragazzo non riesce a distinguere finzione e realtà, verità e menzogna, bene e male, forse la colpa è anche un pochino dei genitori, e non solo di Costantino o Lara Croft. Coi videogiochi, da piccolo (e non) ho giocato molto, se rinascessi certo mi dedicherei ad attività più nobili, ma non mi è mai passato per la testa di emulare un personaggio, specialmente se questi aveva la fastidiosa abitudine di spaccare teste o bruciare case; inoltre coi titoli che giravano negli anni '80, probabilmente mi sarei ritrovato vestito da idraulico a saltare sulla testa di indifese tartarughe, come faceva supermario, oppure vestito da scimmione a tirare barili sulla testa di un indifeso idraulico, passatempo preferito di Donkey Kong. Molto più attraenti trovavo i modelli della televisione, che comunque venivano sapientemente "filtrati" dai miei: guardavo i cartoni animati che preferivo, ma i più "forti", rigorosamente insieme a loro, o alla nonna; inoltre, l'unico programma per il quale mi era concessa una pausa dallo studio, era Mc Gyver (l'eroe positivo per antonomasia, eppure, ai tempi, i media se la presero anche con lui: dicevano che insegnava, tra le altre cose, a fare bombe...avevano ragione...). Insomma io credo che se non sono diventato un assassino, un nazista, un drogato o una velina, è perchè mi sono stati trasmessi dei valori diversi, perchè ho avuto dei MODELLI diversi, mio padre e mia madre su tutti (forse la velina non avrei potuto farla comunque, ma poco conta). E allora, forse, sono proprio queste le fondamenta che mancano nelle famiglie patinate di oggi, dove i genitori latitano e poi danno la colpa ai videogiochi, come se i figli fossero della Playstation, mica loro...

Per concludere vi racconto un edificante fatterello personale risalente, tanto per farvi capire quanto la cosa mi sia rimasta impressa, ai tempi della prima elementare. Un giorno, prima delle lezioni pomeridiane, io e i miei compagni (TUTTI i miei compagni) ci stavamo divertendo ad imitare Karate Kid (emulazione...che ne dite?): uno reggeva un pastello tra le mani e gli altri, a turno, lo spezzavano con un colpo preciso della mano nuda, urlando come il maestro Miyagi. Al suo rientro, la maestra Pina (Napoletana verace dotata di partenopeo senso materno ma anche corredata di partenopeissimi attributi) vide allibita lo scempio dei karateka in erba e delle matite rotte sul pavimento, e ci fece una lavata di capo da antologia. Nel pentolone della predica ci ficcò tutto: il gesto idiota e gratuito, i soldi che i nostri genitori avevano speso per quelle matite, la mancanza di rispetto per l'istituzione scuola che ci dava l'opportunità ed il privilegio di costruire il nostro futuro, adesso so che lo fece anche con amore...Alla fine, non paga, ci ordinò di scrivere seduta stante un tema dal titolo abbastanza esplicito: "i vandali in classe". Se una maestra facesse una cosa del genere oggi (ma non credo si fabbrichino ancora insegnanti così cazzuti) come minimo gli piomberebbero in classe una ventina di genitori ottusi, infuriati per "l'umiliazione subita" dai propri figli. Ci trattò semplicemente per quello che fummo: dei ragazzini idioti...tornammo a casa umiliati, è vero, e lì non trovammo certo conforto, casomai il secondo round di ramanzina...ma quel giorno per noi fu una lezione di vita, altro che Karate Kid.

Daniel San aveva appena perso il suo primo incontro: La maestra Pina non era una cintura nera ma gli fece lo stesso un mazzo così...


scritto da Giordano alle ore 00:28:54
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22.11.2006

Alter ego

Colgo due piccioni con una fava:
Vi segnalo un blog degno di tale nome, fatto da una persona che sa scrivere e soprattutto sa quello che scrive.
 
Anche se ogni tanto prende abbagli tipo questo:
 
 
e ci è andata anche piano, perchè avrebbe potuto tirare fuori argomentazioni e prove materiali  (manoscritti, per lo più) estremamente circostanziate, che mi avrebbero messo in serio imbarazzo.
 
E qui viene la seconda fava, ossia il mio diritto di replica.
Ovviamente le parole spese dall'amica Silvia non possono che farmi piacere, ma c'è una differenza sostanziale tra la persona straordinaria dipinta nel post e me: lui è Don Chisciotte, un tre-quartista dell'immaginazione, fantasioso e romantico; io sono un centro-mediano, più simile al Barone Munchausen: le sparo grosse e basta....ma spesso, come fossi un illusionista maldestro, il pubblico scopre il trucco e ridacchia.
Lo dico con umiltà, senza modestia, atteggiamento che odio...ho sempre simpatizzato di più per i presuntuosi e gli arroganti. I modesti, col passare degli anni, sono entrati a far parte della categoria di persone che detesto maggiormente. La modestia in fondo, è "l'arte di incoraggiare gli altri a scoprire quanto sei importante", lo diceva Napoleone, ragazzi, mica uno qualunque.
Direi che non faccio granchè per "rendere il mondo un posto più confortevole", anzi, ad essere sinceri, i miei affetti più prossimi, a questa affermazione, reagirebbero prima con stupore, poi con una grassa risata; ma di certo faccio di tutto per trovare, anche nelle cose apparentemente più insignificanti, quel particolare, o quella nota, che le rende uniche, peculiari, e quindi straordinarie. 
Ogni tanto assomiglio molto a quello-lì-del-blog-di-Silvia, ma, credtemi: il più delle volte è solo la mia fantasia che arreda la realtà più di quanto quest'ultima non meriti, perchè inevitabilmente la realtà è spesso noiosa, e diciamocelo chiaro e tondo, la noia fa paura a tutti. Io la combatto così: vivendo anche le situazioni più banali con estro e spirito di osservazione, è il risultato sono quelle "Storie" così divertenti o (più raramente) interessanti che Silvia mi immagina cantare saltellando col mandolino tra le braccia vestito da paggetto (in ordine crescente di idiozia).
Una mia ex diceva (con una vena di sarcasmo, colta troppo tardi) che sarei riuscito a far sembrare avvincente anche il racconto di una partita a morra cinese. In un certo senso aveva ragione, ma il punto è che, al di là degli addobbi e dei ricami della fantasia, quella restava sempre un volgare sasso-forbice-carta, anche se la avessi descritta e narrata come come Italia-Germania 4-3.
E' un atteggiamento pericoloso, quindi "don't try this at home", che si finisce a commentare i campionati mondiali di morra cinese (nei quali, stranamente, i cinesi non vengono mai dati come favoriti).
 
Per concludere:
Silvia (che Leopardi abbia pietà di me), rimembri ancora i compiti in classe al liceo?
quando mi incantavo a leggere il tuo tema e trascuravo il mio?.
Penso di no, perchè ero ancora troppo ottuso per riconoscere i meriti altrui e mi sarei fatto sgozzare prima di farti un complimento, ma adesso lo sai: se ti piace come scrivo ricorda che il mostro lo hai creato tu, caro il mio dottor Frankenstein...
Ma la seconda parte del tuo (inconsapevole) insegnamento, la più importante, è il vero tesoro: Le rivoluzioni non si fanno (solo) a parole.

scritto da Giordano alle ore 13:13:35
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16.11.2006

Moulin Rouge

E' il nome di un bar ubicato a pochi metri da casa. Buoni con la fantasia, non ha nulla a che vedere con il Mulino Rosso d'oltralpe, è un comunissimo bar, gestito, fino a poco tempo fa da una coppia di sposi sulla cinquantina. Lui un po' brusco ma simpatico, lei non particolarmente bella ma sorridente e solare. Da piccolo mia madre mi ci mandava spesso a comprare il caffè macinato, e io attendevo l'incarico con trepidazione, non solo perchè l'odore del caffè mi inebriava, ma perchè, mentre la signora era intenta a tritare i chicchi ed il marito a servire al bancone, io, furtivamente, mi riempivo la bocca (e, ahimè, anche le tasche) di una ingente quantità di facezie alimentari, assottigliando notevolmente il parco cioccolatini del locale. Non che me ne vanti, anzi, avrei evitato volentieri di raccontarlo, ma era necessario per spiegare quello che è successo ieri sera, quando sono andato dalla signora per il consueto rifornimento settimanale di caffè.

Circa un mese fa, infatti, sono venuto a conoscenza della tragica e prematura dipartita del suo consorte, (avvenuta molte lune prima) e ho capito perchè, da un po di tempo a questa parte, non la vedevo più sorridere...lo avevo appreso in maniera improvvisa: ero nel bar, e lei ad un certo punto ha alzato il volume della radio, con un sorriso triste: "Questa era la canzone mia e di mio marito, avrei voluto metterla al suo funerale, ma di certo mi avrebbero preso per pazza"...Mi è caduta una tegola in testa..non sapevo che dire..non sapevo neanche come si chiamasse lui (nè lei a dire il vero) e la guardavo con una faccia da ebete mentre si lamntava rassegnata con la radio, un pezzo quasi da museo, perchè, tra fruscii e interferenze, non gli permetteva di ascoltare i suoi ricordi.
Ieri sera, era una di quelle sere in cui, nel bene e nel male, sarei capace di fare qualunque cosa, ed in effetti qualcosa l'ho fatto: guardavo la signora mentre, con la solita espressione malinconica, preparava i miei due pacchetti da mezzo chilo di macinato, la radio gracchiava come sempre, non ho resistito...sono uscito dal locale e mi sono infilato nel negozio di fronte. Quando sono rientrato nel bar stringevo tra le braccia una radio del valore commerciale di 20 euro, l'ho poggiata sul bancone: "Questo è un piccolissimo ed insufficiente risarcimento per tutte le barrette di cioccolata, le caramelle e le liquirizie che le ho indebitamente sottratto nella mia disgraziata adolescenza, la prego di accettarlo". Ho pensato che era impossibile...NON POTEVO averlo detto sul serio...ecco...adesso mi tira il macinino in testa e fa pure bene.
Invece, dopo un attimo di sbigottimento, si è letteralmente spanciata dalla risate, trascinando anche me. Ha riso, ha provato a balbettare qualcosa...poi mi ha ringraziato e ha ripreso a ridere che non la finiva più...è stato un modo sicuramente curioso, e anche avventato, di pagare un debito, ma per fortuna ha funzionato.
Coffee, please...


scritto da Giordano alle ore 12:54:45
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01.11.2006

Martedì sera

31 Ottobtre 2006 - Ore 19,30
Chiesa di S.ta Francesca Romana

Prime avvisaglie dautunno, la temperatura è scesa sensibilmente, il vento è più freddo. Mi stringo nelle spalle. Sono ovviamente in ritardo ma per fortuna anche lamica Fabi non tradisce mai, e arriviamo praticamente insieme sul piazzale della chiesa. E bellissima, elegante, io vestito da lavoro e mi sento ancora più cesso. Mi guardo: assomiglio a Supermario
Lei invece guarda la mia macchina candidamente parcheggiata in seconda fila davanti alla chiesa, e con lespressione di una che ha visto un maiale volante mi fa: mama.io ho cercato parcheggio per ore..e tutu lhai messa qui? non le ho risposto perché quando fa così non capisco mai se è un rimprovero o un complimento. Fabi è questa: ogni tanto guarda una donna (lo avrebbe fatto anche nel corso della cerimonia) e con gli occhi sgranati comincia a farfugliare cose del tipo: Lhai vista? Ma è troppo bella!...guarda che gambee che, e io mi incazzo puntualmente perché è un po come se Schumacher, durante il giro di ricognizione, provasse invidia per il pilota della safety car

Se sono qui davanti cè un ottimo motivo, o meglio un motivo felice, visto che le ultime volte che sono entrato in chiesa, davanti al prete cera per lo più una bara. Infatti stasera, due persone che non esito a definire carissime stanno per ricevere il sacramento della Cresima, e considerando la loro età non più adolescenziale, oltre alla gioia provo anche grande stima per chi, come loro, ha fatto una scelta coraggiosa con forza e serenità.
Questa è stata la ragione per cui (nonostante altri impegni meno nobili mi chiamassero) sono rimasto fino alla fine: ero contento, sinceramente contento per loro, e un poemozionato. Anche se il significato di quello che hanno fatto non mi appartiene, era palpabile quanto fossero fieri del loro percorso, ed avevano una luce negli occhi che valeva come un fiume di paroleimpossibile rimanere indifferentiInoltre rivedere Emi di nuovo (e finalmente aggiungerei) in grande spolvero, mi ha veramente commosso.
Come se non bastasse, nessun fulmine mi ha colpito quando sono entrato in chiesa, meglio di così

scritto da Giordano alle ore 15:18:02
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21.10.2006

Bemolle o Diesis?

Sono sempre stato musicopatico: le canzoni che ascolto, i pezzi che suono, la dicono lunga sul mio umore e più in generale sul mio stato d'animo. Basta guardare nello stereo della mia macchina per capire come mi gira, ed è un vantaggio non da poco, anche per il sottoscritto: capita a volte di non comprendere il proprio atteggiamento (o almeno a me capita) ed è bello andarsi a riguardare le playlist sul computer, o ripensare agli ultimi brani eseguiti con la chitarra, per poi dire a se stessi "aah, adesso è tutto chiaro, ti giravano le palle e basta" oppure "eri semplicemente un po' euforico e l'hai sparata grossa, ecco tutto...". Insomma, mi basta dare un' occhiata ai miei ultimi approcci musicali per capire se sono "bemolle" o "diesis". C'è un campanello d'allarme che mi indica che sono inequivocabilmente e assolutamente bemolle: La composizione...(se posso osare il termine)...fortunatamente per chi mi circonda (e non parlo solo degli amici, ma anche e soprattutto dei vicini) scrivo qualcosa solo quando sono di umore nero, o al limite blu scuro. In tutto questo la buona notizia è che la mia ultima "opera" risale al 2002, si chiama "storm", è un arpeggio per chitarra, e, per vostra fortuna non lo ascolterete mai, perchè non ricordo neanche più tanto bene come suonarlo...

scritto da Giordano alle ore 11:01:01
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13.09.2006

Ricominciare?

Oggi all'apertura della mail ho sobbalzato..."mi ridaresti l'indirizzo del tuo blog?"...santo cielo..Giordano...vecchio rimbambito testa di cavolo...HAI UN BLOG!!!
 
E' un po' come se qualcuno mi dicesse: "Hey, hai due braccia, sai? e cinque paia di dita..." e io rimanessi stupito come se stesse parlando marziano...Invece è proprio così...mi ero quasi dimenticato di avere un diario e di questo dovrò chiedere conto alla mia coscienza: perchè? amnesia temporanea? Calo di stimoli? Non hai proprio più un cazzo da dire al mondo? Non senti più quel bisogno di esternare i tuooi sentimenti che pochi mesi fa sbandieravi come una necessità vitale? oppure stai diventando davvero così pigro?
Non lo so e spero di illuminarvi(mi) presto. Per ora mi godo questo bel dopo serata leggermente alcolico e molto divertente: facce amiche, sguardi sinceri e risate di gusto. In ordine sparso: auguri ad Amalia, un abbraccio a Fabi che ha quasi finito il suo countdown e un ringraziamento ad Amalia (benedetta omonimia) la quale, involontariamente, mi ha ricordato che c'era una parte di me inutilizzata.
Buona notte.

scritto da Giordano alle ore 02:34:19
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08.04.2006

Chi dorme non piglia pesci

Ed è per questo che, mentre il resto del mondo si scatena (con buona ragione, visto che è venerdì sera) io mi preparo il lettuccio alle undici di sera, e metto la sveglia alle 5.00.
Non per lavoro, non lo farei mai...ma in previsione di una giornata di pesca (che speriamo sia fruttuosa) in compagnia di mio padre. So per certo che mi divertirò, indipendentemente dalla quantità di pesci che tireremo in barca: con il sor Giovanni non ci si annoia al lavoro, figuriamoci su un gommone in mare aperto, fra lenze, vermi, squame e quant'altro.
 
E poi le onde, e il silenzio...la solitudine e lo sguardo fisso sulla punta della canna, che si muove in continuazione, vuoi per la corrente, vuoi per i piccoli morsi che i pesciolini danno all'esca. Poi la vibrazione...quel colpetto quasi impercettibilmente più forte degli altri, segno che una preda un po' più corputa sta accarezzando il verme appeso all'amo.
Infine il colpo...senti la lenza andare giù, alzi di scatto la canna per affondare meglio l'amo nella bocca del pesce, poi cominci a recuperare il filo...senza fretta, perchè lo spezzeresti.
Mentre li tiri su, i pesci sembrano tutti enormi, e pesantissimi...anche quelli di medie dimensioni...e man mano che si avvicinano alla superficie si incazzano sempre di più, e diventano sempre più forti...Ogni volta che ne prendo uno, finchè non lo vedo arrivare, penso che sia uno squalo, o peggio... poi finalmente lo tiro in barca, e mi accorgo di aver versato sudore e sangue per una bestiolina non più lunga di mezzo metro e pesante a malapena qualche etto...mi giro verso mio padre, come facevo da bambino, e lui mi sorride...Cosa chiedere di più ad un sabato mattina?

scritto da Giordano alle ore 00:09:09
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20.03.2006

Mea culpa

 
Premessa per chi non segue in tv o sui giornali le vicende sportive: ieri sera, durante la partita Roma-Messina, De Rossi Daniele, giovane e talentuoso centrocampista dei giallorossi, segna un goal toccando il pallone con un braccio (cosa decisamente proibita dal regolamento). Come spesso accade, se ne accorgono tutti tranne l'arbitro, che, baldanzoso, corre verso il centrocampo convalidando il gol. E allora lui, il reo, che fa? a differenza di tutti quei campioni (il grande maradona incluso) che intascano
con un ghigno e buonanotte, il giovanotto va verso l'arbitro e confessa il misfatto, facendogli annullare il gol, ricevendo in cambio una stretta di mano e una vittoria del buon senso, visto che l'arbitro, da regolamento, lo avrebbe dovuto a quel punto ammonire per il fallo di mano, ma non lo ha fatto; applausi per tutti...
E' la prima volta che una cosa del genere accade nel campionato italiano, e le trasmissioni sportive non hanno tardato ad elogiare il gesto, il fair play, la correttezza, come sempre esagerando (la "Domenica Sportiva" lo ha definito "il nuovo Messia", alla faccia del primo comandamento) ed io, sinceramente, sono un po' preoccupato:
In una reazione a catena potrebbe scoppiare un epidemia di onestà che porterebbe risultati catastrofici, vi faccio qualche esempio.
Se tutti gli adulteri d' Italia confessasero le loro scappatelle, ci sarebbe un aumento vertiginoso delle separazioni, con conseguente calo delle nascite.
Se la classe politica in toto ci dicesse apertamente che la crescita del paese è l'ultimo dei suoi interessi, ci ritroveremmo camera e senato vuoti, o comunque con troppa poca gente per mandare avanti la baracca.
Se tutti i mezzi d'informazione (mi permetto di ricordare che l'Italia, nella classifica mondiale per la libertà di stampa, è dietro l'Angola) fossero realmente obbiettivi ed indipendenti, perderebbero un sacco di lettori e sarebbero costretti a licenziare un sacco di giornalisti; perchè chi sta "da una parte" vuole sentire solo determinati tipi di notizie, e si fa girare il chicchero se non trova un titolone trionfante a cinque colonne almeno due volte a settimana. Se i vertici di rete 4 vuotassero il sacco: "Sì, trasmettiamo da anni con una concessione che doveva essere provvisoria quindi stiamo truffando lo stato perchè sfruttiamo l'etere senza pagare il dovuto", se lo dicessero chiaro e tondo, oscurerebbero l'emittente, e da una parte sarei soddisfatto per la fine delle lisciate di Emilio Fede e del suo TG propagandistico, ma dall'altra il pensiero di tutte quelle nonnine private del loro palinsensto preferito (soap opera e gossip a rotazione pesante) mi rattrista assai.
In conclusione, caro Daniele, visto e considerato che il destino non ti ha neanche premiato e si è accanito contro la tua caviglia, avresti fatto bene a prendertelo quel goal di mano, pochi ti avrebbero biasimato e il truffaldino gesto sarebbe finito subito nel dimenticatoio calcistico. Col tuo atteggiamento rischi di combinare un bel casino, anche se, a scanso di allarmismi, l'onestà non è poi così contagiosa.


scritto da Giordano alle ore 13:10:32
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18.03.2006

Un po' di araldica

Il mio cognome a volte mi mette in imbarazzo, sembra facile ma non tutti riescono a pronunciarlo correttamente. Non so perchè quando un bolzanese, uno di quelli che si chiamano Rotterweisenkeller, vince una medaglia alle olimpiadi, tutti ricordano (e pronunciano) alla perfezione il suo nome, mentre una cospicua fetta dei miei conoscenti meno stretti incontra serie difficoltà nel compitare correttamente le dieci lettere che compongono la parola "Cioccolini". Ne ho sentite di tutti i colori: "Cioccoletti" "Cioccoloni", e il più gettonato "Ciccolini".
Eppure poteva andare diversamente: l'ho imparato ieri sera in una istruttiva conversazione con mio padre.
Lui è stato uno dei primi "legittimati", ora vi spiego tutto: La buon anima di nonno era uno di quei soldati che vengono descritti sui libri di storia con le pezze ai piedi e le baionette spuntate, in quel suicidio di massa meglio noto come "Campagna di Russia". Non vi sto a raccontare le peripezie di famiglia, vi basti sapere che in quegli anni incontrò una slava di terza mano, se ne invaghì, la portò in italia e la sposò, con immensa gioia, soprattutto di lei...
Durò poco, poi il soldato conobbe la mia vera nonna, e con lei ebbe tre figli. Questi, a causa del matrimonio precedente non poterono assumere il cognome di mio nonno (la legge non lo permetteva, ed il referendum sul divorzio era lungi dal venire)
Qundi papà porto per molti anni (fino all'università) il cognome "Danese" che, di certo, lasciava meno spazio ad equivoci.
Ho avuto ottime possibilità di ereditare quel cognome, perchè nonno, cattolico fino all'osso, anche dopo il referendum, era riluttante al divorzio, nonostante le forti pressioni (comprensibili, in fondo) del resto della famiglia.
Alla fine cedette ma cercò di giocare d'astuzia, non perchè non volesse sposare mia nonna, più che altro per mettersi in pace la cattolicissima coscienza: trovò il peggior avvocato sulla piazza, con un curriculum di tutto rispetto: 57 cause, tutte rigorosamente perse...
Ebbene, quel giovane rampante vinse per la prima volta, con buona pace di tutti, e mio padre, insieme ai miei zii, potè fregiarsi finalmente di quel cognome del quale, nonostante gli equivoci e le storpiature, vado fiero anche io. 

scritto da Giordano alle ore 12:10:24
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01.03.2006

Insolita routine

Ore nove, solito parcheggio, solito bar, faccia sorridente dell'uomo dietro al banco che oramai ha imparato il copione mattutino a memoria: caffè macchiato caldo pagato con banconota da 10 euro, necessaria per ottenere un resto in monete, da sempre alimento prediletto dei parcometri. Quanti soldi sto dando all' AMA, ragazzi...dovrebbero spazzarmi casa tutti i giorni, o almeno farmi azionista di maggioranza, fortuna che il parcheggio è interamente rimborsato dal mio datore di lavoro, altrimenti erano guai.
Ma veniamo al punto: in quel bar a due passi dal teatro Greco dove faccio colazione ogni mattina prima di andare al lavoro sono quasi sempre solo, e fingo di ascoltare le chiacchiere del barista, stamattina no: pronti via ,entrano due dozzine di marmocchi variopinti che invadono il posto con fragore assordante. Una classe di terza elementare, o giù di lì...grandi a sufficienza per mandare sms ma ancora troppo piccoli (forse)per pensare a donne, fumo o alcool.
Dietro di loro entra perentoria la maestra, alta circa come il più basso dei suoi alunni: " branco di pecorelle, SILENZIO e in fila per uno alla cassa!!!". Li guardava con occhi severi ma pieni di affetto, che tradivano inequivocabilmente un debole per quelle dolci canaglie.
Mentre osservavo la truppa rientrare nei ranghi, mi sono reso conto che era impossibile non affezionarsi a quei ragazzini, un miscuglio di etnie da far impallidire la torre di babele: Cinesi, Africani, Musulmani, Rom...
"Luca, mi presti 50 centesimi?" "Uffa, sei il solito tirchio". Luca ha il nome Italiano, ma gli occhi a mandorla e sembra il figlio di Jackie Chan.
Martino, invece, è italianissimo, capelli dritti e occhiali da super coatto, parla come Tomas Milian (il che ha sicuramente contribuito a fare di lui un pluriripetente) e tiene perennemente sottobraccio quello che sembra essere il suo migliore amico: un bambino dal sorriso largo e il viso schiacciato. La vita, e la sindrome di down, lo hanno messo a dura prova, ma gli hanno anche messo sottobraccio un gran bell'angelo custode, credo io...
Guai a chi lo infastidisce, vero, Martino?
Chi invece è infastidita in continuazione, è Rafia (o almeno credo, il nome non l'ho capito bene) che tenta di sottrarre il suo chador agli strattoni di un piccolo Rom, il quale, un po' impaurito dall'arrivo della maestra, smette di scherzare, si avvicina dolcemente all'orecchio della compagna e le chiede scusa, guadagnandosi un sorriso e uno sguardo languido, ma anche lo scherno dei suoi compagni: "femminuccia, femminuccia" (è bello vedere che certe cose non cambiano mai)
Insomma un bel quadretto...ben diverso da quello che avrebbe offerto ad un occasionale osservatore la mia classe di terza elementare.
Poi ho pensato: Cacchio, Gio..questi bambini sono cresciuti con delle allucinazioni incredibili: hanno visto le Torri Gemelle venire giù come se fossero di carta, e, tra i Pokemon e il Grande fratello, hanno guardato le immagini in TV delle torture, degli ostaggi, dei treni scoperchiati da una torcia umana, del terrore catodico e mediatico...Questi bambini hanno visto cose che Blade Runner non poteva neppure immaginare.
Diego Cugia ha scritto: cosa diventeranno, dopo essere cresciuti fra tali allucinazioni?
Delle due, una: Mostri, oppure uomini straordinari, ed io, non so perchè, punto sulla seconda...

scritto da Giordano alle ore 15:05:35
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28.02.2006

Pietra che rotola non raccoglie muschio

Lo dicevano spesso gli indiani Cheyenne, ed il senso è facilmente intuibile. Io, che di indiano ho ben poco, continuo a ripetermelo, quando mi ritrovo in debito di ossigeno o di stimoli (e ultimamente succede troppo spesso per i miei gusti): Mai fermarsi, nè con le gambe, nè con i pensieri, e saper modificare i propri percorsi così come le proprie idee; fuggire la pigrizia (fisica e mentale) e sapersi adattare ai cambiamenti, pittuosto che lasciarsi sorprendere.
Gli Cheyenne non sapevano quanto lontano li avrebbero portati le loro gambe, quanto lungo il loro esodo sarebbe stato mentre gli uomini bianchi si uccidevano alle loro spalle per conquistare ciascuno un pezzo di quella terra, "il far west". Per i nativi quelle praterie rappresentavano le radici, la vita...Ora la loro casa è una riserva piccola piccola, e gli Cheyenne sono tra i più fortunati, perchè, a differenza di altre tribù, non hanno una decina di casinò e di super-alberghi che sorgono al centro del loro territorio.Il loro spirito così fiero è morto lì, nelle cittadine di avamposto dove l'uomo bianco li attirava con il mito del gioco d'azzardo e dell'alcool, o nelle grandi città come New York, i cui grandi grattacieli (le povere Twin Towers comprese) vennero costruiti con la manodopera a bassisimo costo dei figli di Geronimo, che potevano lavorare anche a 400 metri di altezza senza soffrire di vertigini; dote, questa, assai apprezzata dai costruttori... Il loro spirito è morto quando hanno rinunciato alla loro identità, quando hanno abbandonato archi e frecce per i fucili winchester sottratti, o comprati, dai nemici, illudendosi che i "bastoni tonanti" sarebbero bastati per ricacciare i pionieri.La loro toccante dignità, la loro indole guerriera, è morta, manco a dirlo, quando non avavevano più niente per cui combattere, e nonostante questo concetto mi sia chiaro da molto tempo, non riesco ancora a metabolizzarlo come vorrei, sarà forse che non sono un pellerossa?




scritto da Giordano alle ore 01:11:53
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21.02.2006

Tempo di ricominciare....

Da poco più di due settimane meditavo ti ricominciare a scrivere un blog.

In questo momento in cui gli stimoli esterni sembrano essere nettamente al di sopra delle mie energie, e le soddisfazioni non sempre proporzionali agli sforzi, sento la voglia di condividere emozioni, gioie, delusioni o anche semplicemente la mia quotidianità, per eccitante o noiosa che possa risultare.
Chi ha intenzione di frequentare assiduamente questo indirizzo può tirare un sospiro di sollievo: non sarà, almeno nelle intenzioni, un semplice "diario" personale, ma un angolino di web che lasci spazio a diversi argomenti: musica, cinema, attualità e qualsiasi altra cosa sulla quale sentirò di potermi esprimere, una pagina il più possibile varia e in parte "interattiva", con i link che ritengo più interessanti, le massime e le canzoni maggiormente indicate alla giornata...spero di riuscire a farcela, potrebbe venirne fuori qualcosa di simpatico, vedremo...

Nel frattempo, buona lettura e auguri...


 

scritto da Giordano alle ore 00:30:38
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20.02.2006

...e non potevo scegliere giorno più adatto !!!

A cosa servono le parole quando insegui un obbiettivo per mesi e mesi, quando la sfortuna sembra accanirsi cinicamente nell'inasprire ostacoli già proibitivi?
Dopo un'attesa lunghissima e un percorso estenuante, oggi pomeriggio, in una piccola aula straripante di spettatori, la mia dolce psicologa sì è finalmente (e meritatamente) laureata.
Credetemi, non lo dico perchè è lei: è stata veramente un impresa che poche persone avrebbero saputo affrontare, molti gli imprevisti e le difficoltà che avrebbero messo in ginocchio chiunque.
Lei no...lei, nonostante i molti momenti di sconforto, è arrivata fino in fondo canalizzando tutta la tensione e la stanchezza in quello sguardo deciso che ha gettato fieramente addosso alla commissione...e alla fine ha vinto, proprio grazie a quei numeri che non credeva di avere, a quelle armi che non sapeva così affilate, a quella sicurezza che non si attribuiva.
E' un successo pienamente tuo, tesoro, frutto di una determinazione e una forza della quale, probabilmente, non avevi ancora piena consapevolezza, e questa, fra tutte, è la sorpresa più bella...


Adesso goditelo, Dottoressa...


scritto da Giordano alle ore 21:57:38
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